Il regolamento contrattuale può impedire di tenere i cani in condominio ?

 

In un post abbiamo trattato dei vincoli che ci sono per gli animali  in condominio. L’ultimo comma dell’articolo 1138 cita testualmente “Le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici” Gli animali domestici o meglio da affezione e compagnia, questi dovrebbero essere solo il cane e il gatto anche se l’elenco è molto più ampio, per un regolamento dell’Ue. Gli unici animali non rientranti in verità sono però gli animali selvatici. Sappiamo che la legge ha efficacia dalla sua entrata in vigore e non in precedenza. Questo dovrebbe significare che la norma non può essere valida nei condomini dove c’è un regolamento contrattuale redatto prima del 18/06/2013, che contiene questo divieto.

E’ importante vedere però se ci sono delle sentenze in merito, ne abbiamo trovata una del Tribunale ordinario di Cagliari sentenza n. 7770 del 2016. Un condomino aveva acquistato un appartamento, nel Condominio c’era un regolamento di natura contrattuale che vietava di avere animali domestici e lui possedeva un cane di piccola taglia. Il condomino a quel punto faceva causa per questa norma. Il giudice affermava che la clausola nel regolamento di questo condominio fosse da ritenere nulla per nullità sopravvenuta, perchè contrastante con l’art. 1138, ultimo comma.

E’ chiaro che questa è solo una sentenza e ci sono tre gradi di giudizio ma evidenzia un certo orientamento giurisprudenziale.

Nelle pronunce precedenti di indirizzo diverso c’era una forza cogente maggiore di una disciplina di riferimento nell’ultima parla di un diritto inviolabile, quello di possedere animali domestici nel condominio.

Poche settimane fa abbiamo letto di una notizia che non è legato all’ambito condominiale ma che secondo noi è indice di una sensibilità sempre più grande verso questa tematica.

Un’impiegata dell’università La Sapienza di Roma ha ottenuto due giorni per stare vicino al proprio animale che doveva subire un intervento chirurgico: è un “grave motivo personale o famigliare” e non assisterlo sarebbe stato reato.

Seguiremo con attenzione l’orientamento giurisprudenziale e vi terremo informati.

A.R.

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